di Emiliano Rubbi
Le varie teorie del complotto, da quelle che potrebbero sembrare più “innocue”, come la terra piatta, i rettiliani e le sciekimike, fino ad arrivare a quelle dichiaratamente “politiche”, come QAnon, hanno tutte una matrice unica: l’estrema destra.
Anche se non è raro constatare che molte persone che, per un motivo o per l’altro, finiscono all’interno del turbinio di stronzate del complottismo contemporaneo, non siano affatto di estrema destra, ma che spesso, anzi, si percepiscano come parte di uno schieramento ideologico opposto.
Ma il funzionamento delle teorie del complotto attuali è molto subdolo, e forse vale la pena di spenderci due parole (anche se per affrontare bene l’argomento non basterebbe un libro), giusto per comprendere i meccanismi alla base della “rete” complottista.
Partiamo da un presupposto: le teorie del complotto si sono enormemente amplificate e hanno moltiplicato i propri adepti durante la pandemia.
Questo perché la diffidenza di molte persone nei confronti dei vaccini si è trasformata, per coloro che avevano interesse ad amplificare la loro “base”, in un formidabile volano per intercettare nuovi seguaci.
Le teorie del complotto, da quelle più strampalate e assurde a quelle più “credibili” (tra molte virgolette) hanno infatti una caratteristica comune: sono tutte legate tra loro.
Ma non in maniera concettuale, attenzione (anzi, molto spesso sono in palese contraddizione l’una con l’altra, e spesso si contraddicono anche all’interno della stessa teoria) bensì in maniera “emozionale” e omnicomprensiva. Tant’è che, solitamente, chi si appassiona a una teoria del complotto, prima o poi, tende anche ad abbracciare a poco a poco anche le altre.
E sicuramente sarà capitato anche a voi di conoscere delle persone che consideravate tutto sommato “normali”, senza particolari squilibri né eccessive lacune in termini culturali che, per un motivo o per l’altro, a poco a poco hanno iniziato a credere a una serie di cose che, a un occhio esterno, appaiono più o meno come delle fantasie che persino un bambino di tre anni giudicherebbe ridicole.
Funziona un po’ come un vortice: chi, magari per un momento di debolezza, si avvicina a quella roba, spesso ci rimane invischiato e finisce per reputare “plausibili” delle stronzate che, in un altro momento, avrebbe derubricato a “deliri di gente con il cappello di carta stagnola in testa”.
Ma il punto è: chi ci guadagna? Chi ha interesse a far credere a milioni di persone che la terra sia piatta, che i rettili alieni siano tra noi e Bill Gates sia uno di loro, che i Rotschild governino il mondo tramite una cosa che si chiama “deep state”, che Tom Hanks e Lady Gaga bevano il sangue dei bambini per restare giovani per sempre, che in realtà ogni disastro naturale sia provocato da macchine che creano terremoti e alluvioni, che dei famigerati supercattivi del summenzionato “deep state” abbiano imbottito di grafene (?) e microchip o “sieri sperimentali” che ci hanno iniettato a tradimento, che i Dem americani abbiano messo su un commercio internazionale di adremocromo estratto direttamente da ragazzini terrorizzati e abusati?
Per comprendere meglio il “chi” e il “perché” bisogna analizzare la matrice comune di tutte queste teorie: anche quando non sono esplicitamente e direttamente “di supporto” rispetto a una parte politica (come ad esempio QAnon), partono da un sistema valoriale di stampo conservatore (del tipo: “prima queste cose non c’erano, adesso vogliono segretamente cambiare il mondo in cui abbiamo sempre vissuto”) e hanno in comune un nemico condiviso (di solito i partiti considerati “progressisti”, come i Dem americani).
Nelle teorie del complotto, i “cattivi” sono sempre ebrei (da Rotschild a Soros) o “democratici” e i “buoni”, solitamente, sono Trump, Putin e via dicendo.
E attenzione: non facciamo l’errore di credere che questa roba attecchisca solo su alcune fasce della popolazione poco scolarizzate o su gente con un QI molto basso, in realtà non è così.
Vi faccio un esempio: c’è un signore, tra i miei contatti qui su Facebook, che è pure una brava persona, del tutto innocuo, che ultimamente ha iniziato a postare “notizie” su Trump e Putin che avrebbero segretamente intercettato un “carico di bambini” provenienti da Israele e diretti negli USA per soddisfare il bisogno di adrenocromo dei politici democratici, sul ritrovamento (ovviamente nascosto dai media) di ossa di antichi giganti in Sardegna e amenità simili.
Sotto i suoi post, una serie di altre persone, tutte mediamente abbastanza in là con l’età, commentano serissime dei contenuti che sembrano estratti di peso da un libro di favole per bambini in età prescolare non particolarmente svegli.
Lui non crede di essere di estrema destra, non è razzista, non è violento, non vuole la dittatura. Ma in questo momento, che lui né sia consapevole o meno, fa da megafono a tutto questo.
In pratica: anche quando non dicono esplicitamente “supportate l’estrema destra” (non lo fanno quasi mai), le teorie del complotto tendono a promuovere valori, pensieri e retropensieri, di quella parte politica.
Oppure si limitano a suggerire che “i cattivi che governano nell’ombra” siano i nemici della destra, ma sempre “prendendola alla larga”, senza esplicitarlo troppo spesso.
A conti fatti, potremmo considerarlo una sorta di tentativo di creare una “egemonia culturale” di gramsciana memoria, ma di estrema destra conservatrice e basata sul trionfo “dell’irrazionale” e “dell’esoterico” (ambedue concetti, non a caso, da sempre cari a quella parte politica).
E, cosa ancora più grave, questa tecnica di reclutamento è comune a tutta l’estrema destra globale.
Tutte le estreme destre, in tutto il mondo, utilizzano lo stesso metodo, le stesse parole d’ordine, gli stessi slogan, propagandano gli stessi concetti,
Una sorta di “internazionale complottista”.
E stanno vincendo.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
E il Fact-Checking, credetemi, è del tutto inutile.
Perché non si tratta più di smentire una o più singole fake news, ma di scardinare un intero sistema valoriale, oserei dire un’intera ideologia che ormai ha soppiantato quelle novecentesche e che orienta le scelte e le posizioni di milioni di persone.
Non serve a niente smentire una bufala, se non si comprende prima che, dietro quella bufala, ci sono delle convinzioni che, spesso inconsciamente, si sono sedimentate da tempo nella mente di chi la condivide.
Credetemi: la competizione politica del futuro (ma anche del presente, ormai) si svolgerà sempre di più su queste basi.
La “post verità” ha assunto una posizione primaria nell’universo politico contemporaneo.
Non sono più “bufale”: è il mondo reale di tantissime persone e non importa quanto, spesso, tutto ciò possa sembrarci ridicolo.
È con questo che dovremo confrontarci in futuro.
