Non esiste un fascistometro, né tantomeno abbiamo linee guida per misurare un fenomeno che in Italia, secondo molti, è addirittura relegato alla soffitta del Ventennio.
I dizionari stranieri ci svelano che il fascismo trascende una camicia nera e un fascio littorio, essendosi evoluto politicamente e semanticamente.
A proposito di semantica – e torniamo alla semiotica, alla gnoseologia, ecc… – Umberto Eco è probabilmente la bussola per orientarci nel fascismo dei giorni nostri. Il suo Ur-fascismo, o fascismo eterno, ci offre quattordici archetipi per riconoscere l’aggiornamento di quel fenomeno che, riflettendoci bene, non è mai rimasto a prender polvere in una soffitta.
Chi è dunque un fascista nel 2026?
Proviamo a parlare dei principali leader mondiali usando i quattordici archetipi di Eco.
1- Culto della tradizione.
Eco lo riconduce a una visione sincretica del passato, al desiderio di una restaurazione, e d’altronde ogni Stato ha il suo Ancien Régime.
“Make America Great Again” basa la sua forza proprio sull’ultima parola, un again che lascia sottintendere un passato idealizzato. Trump brama una sua Età dell’oro ed è tradizionalista e conservatore in relazione a un’America che deve tornare a essere “qualcosa”.
Per Putin è lo stesso: anche le sue guerre d’invasione non sono altro che il tentativo di riappropriarsi della tradizione di una Russia un po’ imperiale – qui emerge il suo zarismo – e un po’ sovietica, volendo dunque riannettere quelli che considera Paesi satellite.
“Dio, Patria, Famiglia” è il culto della tradizione dei Meloni e dei Salvini, così come degli Orbán e dei neofascisti europei nelle loro declinazioni.
2- Rifiuto del modernismo.
C’è un legame con il primo punto. Se i fasti di un tempo rappresentano un approdo di rimando e di ritorno, inevitabilmente il “nuovo” è ostile. Luddismo politico. Il progressismo va ucciso nella culla, e non solo da esponenti di destra. È infatti un tratto caratteristico anche delle dittature comuniste, come ad esempio a Cuba o in Cina. È il paradosso del conservatorismo di sinistra, riflessi gattopardiani che mettono sullo stesso livello un Raul Castro e una Marine Le Pen, sinistra e destra.
3- Irrazionalismo e culto dell’azione.
Agire per dimostrare la forza, spesso usata per annichilire altri popoli o altri Stati. Trump è uomo d’azione, Netanyahu non ne parliamo. Putin si nutre del gesto irrazionale. Meloni è salita al potere promettendo un ventaglio di azioni irrealizzabili e dunque altrettanto irrazionali: blocco navale, pugno duro. E il pugno è l’azione che l’Ur-fascismo sdogana per principio di autodeterminazione: percutio ergo sum.
4- Rifiuto della critica.
Il dissenso non è previsto nell’Ur-fascismo. Sono fasciste le dittature e i totalitarismi che arrestano gli oppositori politici, le voci fuori dal coro, i giornalisti, i cantori di una realtà scomoda al leader.
Il nostro governo chiama mamma-Digos per mezzo striscione, è allergico ai giornalisti, spia i dissidenti del terzo millennio. Trump li umilia, pubblico ludibrio per loro, o li fa ammazzare per strada. Putin li avvelena o gli regala un volo dall’ottavo piano.
5- Ossessione per il complotto.
Il timore di cospirazioni interne ed esterne. Meloni campa di vittimismo, Putin di manie di persecuzione, i sovranisti e i populisti cavalcano il complottismo rendendolo punto centrale del programma politico. Non ci si fida e viene annientata l’intermediazione: il leader è solo, e in quella solitudine pianifica le sue mosse con quello che Gramsci definiva “napoleonismo anacronistico” riferendosi all’Unione Sovietica di Stalin.
6- Nemici potenti ma deboli.
Spesso il nemico è immaginario o amplificato: Bruxelles, gli immigrati, Soros, i poteri forti, la plutocrazia. La creazione in laboratorio del nemico rientra nella strategia del nuovo fascismo, in quanto la presenza di nemici permette al leader di offrire al popolo una protezione – anch’essa immaginaria.
Quindi i nemici sono deboli formiche da schiacciare o mastodontici astrattismi da cui proteggersi. Sia Trump sia Putin giustificano i loro soprusi appellandosi alla sicurezza della propria nazione, anche quando il pericolo lo disegnano loro.
7- Paura della diversità.
Xenofobia e razzismo.
Qui c’è poco da commentare. Per Trump tutti i messicani appartengono a un cartello, per i sovranisti nostrani tutti gli immigrati sono delinquenti, per Netanyahu tutti i gazawi sono terroristi, per Hamas tutti gli israeliani sono teste da far saltare, e via dicendo.
8- Frustrazione individuale o sociale.
Si arriva al potere parlando alla pancia delle classi sociali più in difficoltà. Senza quella frustrazione non regge la promessa di qualsiasi Eldorado né il mantenimento stesso del potere, l’uroboro dello sfamare-e-affamare. Cuba, Venezuela, Iran, Russia, Cina, Corea del Nord da un lato, la cultura del perenne Black Friday dall’altra parte del mondo: due diverse concezioni del controllo sociale, ma il fine è lo stesso.
9- Vite vissute come guerra permanente.
Più che economia di guerra “esistenza di guerra”.
Stati Uniti, Russia, Corea del Nord, fondamentalisti islamici, suprematisti del governo Netanyahu, teocrazie con le milizie pronte all’azione: la guerra è perenne, una prevenzione sub iudice, anche se il giudice non si esprimerà mai – il boia sì, senza scomodare Dürrenmatt.
10- Elitismo di massa.
Anche in molte democrazie occidentali le strutture gerarchiche impongono l’umiliazione di chi sta in basso nella piramide. L’ultimo spera di diventare penultimo per vessare i nuovi ultimi, quelli che non saranno mai “i primi”.
11- Eroismo di massa.
Culto della morte e del sacrificio. Mandare un soldato in guerra e poi spedire una spilletta alla madre quando il figlio torna a casa orizzontale. Il fascismo jihadista e il suo dovere della morte. Tutto per la Patria o per il proprio dio, per il partito o per lo Stato.
12- Machismo.
Il fascismo estremo di Trump e derivati. Per Eco era anche il “disprezzo per le donne e i non conformi sessualmente”. Dunque Orbán e Putin che eliminano i Pride, leghisti e neofascisti italiani che si riallacciano a una cultura patriarcale. Anche una donna può diventare “l’uomo forte” e farsi chiamare IL presidente.
13- Populismo qualitativo.
Il fascismo della demagogia, della disgregazione individuale o della distorsione dell’uno-vale-uno. Il popolo va prima creato, plasmato a somiglianza del leader, poi indottrinato con il semplicismo di quella che può essere una post-ideologia (d’altronde anche il fascismo mussoliniano lo era) o un dogma di Stato. Dire e dare al popolo non ciò di cui ha bisogno, ma quello che il popolo stesso crede sia una necessità impellente, quando è invece fabbricata dai leader.
14- Neolingua.
Linguaggio elementare e antiintellettualismo. Si parla per slogan, si rigetta la complessità del pensiero e, di conseguenza, della parola. Trump usa il linguaggio di un bambino di cinque anni con gli steroidi, Meloni si fa chiamare Giorgia per avvicinarsi a un popolo che vuole al comando “una di loro”. Altri parlano il linguaggio della guerra, qualcuno scorpora i testi sacri limitandoli a paroline d’ordine, e c’è chi agisce facendo leva sulle parole come mazze chiodate. “Denazificare”, ad esempio.
Il fascista odierno ha i social media manager al posto del MinCulPop, “asfalta” l’avversario, propaganda l’odio attraverso un linguaggio povero, gretto, facile da capire e desolante da pronunciare.
Per riassumere, oggi il mondo pullula di fascisti a prescindere dal loro orientamento politico.
Putin, Trump, Netanyahu, Orbán, Khamenei, Maduro, Kim Jong-un, Bannon, Al Sharaa, Dugin, Ben-Gvir, Vance, Erdogan o Lavrov lo sono a pieno titolo, e così tanti altri. Ognuno con una sua sfumatura, e lo sono da noi anche Meloni, Vannacci, La Russa, Salvini, persino i grillini della vecchia scuola. Lo sono Forza Nuova e Potere al Popolo, i nostalgici del Duce e i nostalgici di Stalin, i predappiesi (anzi, facciamo predappini, che gli abitanti non hanno colpe) e i texani dal fucile facile.
Quando ci diranno che il fascismo è morto e sepolto, o che penzola a testa in giù per l’eternità, riproponiamo l’Ur-fascismo di Eco.
È anche un metodo valido per riconoscere i veri antifascisti e schivare quelli che si sono appropriati di un termine, di uno status, che non gli appartiene.
-> vedi anche https://www.wired.it/article/fascismo-ur-fascismo-umberto-eco-25-aprile/
